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Il magico potere del decluttering (sostenibile)

La mia fissazione degli ultimi tempi ha finalmente un nome, anzi, un inglesismo: decluttering. Convinta fosse una mania imposta dalle ristrettezze dei miei spazi domestici e dai percentili di crescita dei figli, scopro invece essere un’ossessione di tanti. Al punto che Ikea dedica un’intera sezione del sito e dei negozi fisici all’esigenza di organizzare spazi e oggetti. Cosa c’entra l’organizzazione con il tema in questione? Il decluttering è lo step precedente, la condizione necessaria perché l’ordine si faccia largo: è l’azione del buttare per creare spazio. Letteralmente significa “liberarsi degli oggetti superflui”, in pratica ha a che fare con una rivoluzione mentale.

Quando si parla di eliminare il superfluo non si può fare a meno di citare il metodo konmari di Marie Kondo, regina del riordino e baluardo contro il caos che regna nelle nostre case. In Giappone l’arte del minimalismo e dell’essenziale è una vera e propria cultura: il riordino è una materia che si insegna a scuola nei corsi di economia domestica. Nei suoi due libri, “Il Magico Potere del Riordino” e “99 lezioni di felicità”, prima ancora di affrontare il tema del riordino, Marie Kondo affronta il tema del decluttering, anche se non lo chiama così. “Prima di andare avanti, finite di buttare tutto”, intitola sinistramente il secondo capitolo del primo libro. Perché scartare, buttare, archiviare, cestinare è la chiave del mettere a posto le cose, soprattutto i vestiti. Secondo la Kondo le azioni fondamentali da eseguire per il riordino sono due: buttare via ciò che non serve e trovare una collocazione a quello c…

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